“Dal Nord Est col Furgone” il nuovo spettacolo degli Sformato Comico a Verona il 7 aprile alle ore 21 Teatro Filippini

Inserito il 01 aprile 2012 da Luca


Sabato 07 aprile 2012 – h.21 presso il Teatro Filippini – Vicolo dietro Campanile Filippini 11 – Verona
Biglietto unico 10€ – per info 3470735416Sabato 07 aprile 2012 – h.21 presso il Teatro Filippini – Vicolo dietro CFOTO GINO PRIMO PIANOampanile Filippini 11 – Verona

DAL NORD EST COL FURGONE

declino di una cultura in ascesa

di e con

Sformato Comico

regia di

Gloriana Ferlini
LocandinaDalNEcolFurgone

Sabato 07 aprile 2012 – h.21 presso il Teatro Filippini – Vicolo dietro Campanile Filippini 11 – Verona

Biglietto unico 10€ – per info 3470735416 oppure info@sformatocomico.it

Lo spettacolo propone una riflessione sulla cultura veneta, non didascalica o moralizzante, bensì satirica e

feroce. Attraverso la proposta di scene comiche, di un umorismo “di pancia”, il duo, coordinato dalla

sapiente mano registica di Gloriana Ferlini, offre al pubblico la propria visione del veneto odierno.

La cultura veneta, in origine, ha un’essenza di umiltà operosa, nella consapevolezza tutta pratica e non

meramente filosofica che “il lavoro nobilita”. Si tratta di una cultura rurale umile ma solidale, fatta di case

coloniche e famiglie allargate, fondata su un forte senso di dignità espresso nella ricerca di un

autosostentamento rurale; ma questa sua operosità ha reso vulnerabile il veneto, consegnandolo a quanti, più

smaliziati, hanno nei secoli voluto approfittarsene; ne è infine risultato (culturalmente) lo stereotipo del

veneto “mona”, servo e credulone.

Nel tentativo di riscattarsi, col tempo il veneto si è rivestito di una corazza fatta di sbruffonaggine e

tracotanza, si è infine reso egli stesso sfruttatore degli altri (veneti o “nuovi veneti”, ovvero quanti si

presentano con le sue stesse caratteristiche al giorno d’oggi, ad esempio i cinesi); questo purtroppo non ha

portato che ad un altro stereotipo, quello dell’imprenditore veneto gretto e arrogante.

Lo spettacolo vuole contrapporre a questi stereotipi la vera essenza del veneto buono, umile ma non servile,

dedito al sacrificio ma non fine a se stesso, amante delle cose belle e solidale. Tuttavia non vuole essere

ingenuo né consolatorio; si presenta invece in una veste forte, violenta; i dialoghi, per quanto comici, si

fanno megafono della reale voce popolare del veneto, non risparmiando pregiudizi e volgarità. Vi è in questo

una lucidità estrema, le battute omofobe non sono frutto del caso ma di un cinico ricercare la cattiveria,

ormai così innestata nell’animo veneto, per scardinarla, per amplificarla ma non per giustificarla, al

contrario: per portarla lucidamente alla luce perché non si possa fare finta che non esista. Mettere il dito

nella piaga perché spurghi e permettere infine di recuperare quell’essere veneto che è accoglienza e

genuinità.

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